domenica, 07 giugno 2009
Qualcuno prende il meglio di te. Lo sistema sul proprio petto di modo che non scivoli giù, di modo che non si allontani più. Va bene, ti scriverò un racconto di alcool e sesso sfrenato. Che non avrà nulla a che fare con la realtà. Qualche cazzotto all'uscita del pub, qualche espressione colorita sulla soglia della stanza d'albergo, la linea bianca in mezzo alla carreggiata. E che non se ne parli più. Qualcuno prende il meglio di te. Lascia che si posi sulla propria spalla aspettando che trovi l'equilibrio per non cadere giù, per non vacillare più. Va bene, manterrò tutte le promesse. Anche quelle fatte prima che ti conoscessi. Taglio il nodo rosso che porto al polso. Poi, uscirò, e mi sentirò un po' eroe un po' boia. Incontrerò gli sguardi degli spacciatori ai lati della piazza, chiederò alla barista il favore di aprirmi la bottiglia di birra, siederò ai bordi della fontana e mi bagnerò la schiena lentamente col passare delle ore. E anche se passassi di lì, giuro che non riusciresti a vedermi.
Qualcuno conosce il meglio di te. Anche se tu non vuoi. Anche se non credi che esista. Anche se manchi. Anche quando vorresti spaccare il mondo che ti circonda e senza volerlo riesci a mandare in frantumi la bolla di sapone da cui io ti. Anche senza dire nulla. Anche quando mando tutto a puttane. anche se anche ma anche quando anche sempre perchè tu. Concedimi il caos che mi da lo starti accanto. Diversamente non sarei io. Quel qualcuno.
venerdì, 05 giugno 2009
Non posso più pagare il tuo abbraccio, sai. In tasca mi è rimasto soltanto un biglietto del treno: un pezzo di strada da porre tra me e te. Agli angoli della città si accumulano per terra mozziconi di tenerezza. Parole ancora umide e tiepide segnano percorsi oramai disfatti. La gente cammina con passi decisi, senza più bisogno di guardare dove sta andando. Io ho speso tutto quel che ancora avevo, non mi accorgevo di come cambia il mondo dopo aver vuotato una bottiglia di vino. Per me non c'è mai stata distanza. Lì dove da sempre cammino a piedi nudi, ieri mi sono sdraiata e mi sono addormentata. Lì dove non sono mai stata prima, ieri sono arrivata al buio e non avevo paura di perdermi. Ma non posso più pagare il tuo abbraccio, vedi. Ogni volta che gettavo un mozzicone di noi, sono tornata indietro a raccoglierlo. Le dita scottate sanno di cenere. Si chiudono sul biglietto che tengo in tasca. Faccio un'enorme fatica ad aprire la porta della tua stanza e chiuderla alle mie spalle senza fermarmi su di te. Lungo la strada, trovo un amico, mi offre da bere prima di lasciarmi andare. Qualcosa di alcolico. Esagera senza paura, ragazzo, lo voglio forte. E stasera mi congelerò in un pensiero liquido incontenibile. Con quel mal di testa che segue ogni sbornia a farmi da zattera. Passano sotto di me chilometri di rotaie. Non basteranno mai, con te non ci può essere distanza. Ma vado ad ovest, a vedere più da vicino il tramonto.
domenica, 03 maggio 2009
Un'arancia con le occhiaie. Ho l'aria esausta di chi passa la notte a contare i battiti del vento e a descrivere ogni crudele dettaglio alle stelle. Distolgo gli occhi dalle maledette apparenze dalle bugiarde coincidenze dalle parole che non vengono a galla dai fottuti tuffi nel passato che annega. Io. Mi prendo, mi accendo, mi inspiro e mi soffio via. La cenere si raccoglie sul cuscino. Ho visto la tua civic parcheggiata sotto il balcone. Mi raccolgo sul parabrezza e guardo dentro schiacciando il naso contro il vetro. Ho sognato la tua k1200r, correvo come una forsennata senza casco, la paura era tanta, ma non mi fermavo. Ti ho detto infiniti addii. Ho l'aria esausta di chi passa la notte ad aspettare un lampo che fermi per un istante il tempo e a raccontare una breve storia vera. Un'arancia con le occhiaie. Ma sono cambiata, un po'. Io. Mi sono innamorata di nuovo.
sabato, 02 maggio 2009

inutili introvabili parole.
sul molo un abbraccio di due sorelle.
mentre un due senza si porta via i rimasugli di un due.
due maggio.
due ricordi.
due maggio duemilaesette.
due maggio duemilaeotto.
duemaggioduemilaenove.
(due senza, Isola, 2 maggio 2009)
zarja
giovedì, 16 aprile 2009
Il passo ha qualcosa d'inatteso. Terso. Come la luce al tramonto di un sole che oggi il cielo si e' tenuto solo per se, ingordo cielo di nuvole mutevoli al respiro. Il passo ha qualcosa di frenetico e sostenuto. Mi tiene la mano una goccia di pioggia che deve ancora arrivare.
E' intenso tutto questo, non so spiegartelo. Ti parlo guardandoti nel profondo. Li' dove siamo sempre stati. Tutti quanti. Tra la spuma e la superficie. Con le bolle che scorrevano lungo le narici ansimanti di gioia.
Tu pensa alle minigonne. E capirai la mia risata.
ana
venerdì, 10 aprile 2009
ogni volta che torno il mio angelo muore
domenica, 29 marzo 2009
Guarda che dietro una sorprendente costruzione c'è un intero quartiere raso al suolo. Fammi un sorriso, te lo dico io dove ti porta. Tornare qui forse non ha più senso. E tu forse sei uno di quegli individui che non danno un nome a tutto quello che possiedono, che non trovano un soprannome a tutto quello che ha un nome. Che non trova un senso per forza, in ogni cosa. Guarda che fuori dal finestrino non si vede niente. Fuori, i writers hanno colorato il vetro di viola e blu. E tu resti con la faccia premuta addosso al niente. E aspetti fino all'ultimo secondo, prima di scendere. La porta automatica si chiude sbattendo contro la tua schiena, tagliando in due l'aria che non bastava mai a sostenerti. Fammi un sorriso, te lo dico io dove andrai. Odori ancora di sesso lento. Hai aspettato fino all'ultimo prima di uscire. Tu sei uno di quelli che affrontano i viaggi a stomaco vuoto, che dimenticano il nome della destinazione. Che la gente si chiede da dove vieni perchè tu non vuoi mai rispondere. Questa è l'ultima volta. Tornare qui non ha più senso. Il rumore assordante ti fa sobbalzare di dolore.
lunedì, 16 marzo 2009
Chiara si spezza ed esce. Con te, che fai battute da scaricatore di porto e le offri da bere pensando alla posizione di stanotte, che la sfiori con la punta delle dita come fosse di cristallo e ridi della velocità del suo respiro come di bambina. Niente confusione, a mente lucida sale le scale ed apre la porta e si toglie le scarpe perchè preferisce stare a piedi nudi, entra nella tua stanza, spacca qualche bottiglia di birra sul tappeto e pulisce ogni cosa prima del tuo arrivo. Non ti accorgi della differenza, vero? Chiara si spezza ed esce. Con te, che ti incazzi quando sbaglia e si taglia, che le cammini dietro prendendoti tutto lo spazio necessario per stare solo con i tuoi pensieri stanchi. E poi la cerchi e la prendi per mano. Tutto da rifare, ogni volta è tutto da rifare, ma si spara un sogno denso in vena, si distende e senza accorgersene si addormenta. Pesa sul tuo petto. Spaccheresti il mondo, lo spaccherai non appena lei si sveglia. Ma ora la lasci lì, attento a non spostarla, e ti ricordi dell'effetto che fa l'acqua quando ti prende i polmoni, e pesandoti sul petto ti tiene vivo ed immobile. Chiara si spezza ed esce. Con te, che la sbatti in fondo al cielo, sulla linea dell'orizzonte più lontano, dove non si distinguono più i tetti delle case e le cime degli alberi e i tralicci dell'alta tensione. Niente paura, è soltanto un momento. Presto si stancherà di stare a guardare, di restare. Presto si farà una fottuta doccia gelida e indosserà abiti vecchi ma mai indossati prima. E ti parrà bella, e ti parrà diversa, più donna e meno animale o più creatura e meno bambina, o semplicemente ti parrà davvero bella. Ti accorgerai della differenza, credo. Chiara si spezza ed esce. Con te, che pazientemente - pazientemente - le indichi uno ad uno i suoi pezzi sparpagliati, come sassolini colorati da raccogliere tutti e non perderne nessuno.
lunedì, 16 marzo 2009
Potessi vedere e farvi leggere... le mie pagine vuote. Si avvicina una scadenza, con la prepotenza di un colpo in pieno sonno. Uno schiaffo tra le lenzuola, ad interrompere un sogno senza sfondo nè prospettiva. Metterò il mio cuore di bestia sul tavolo del salotto, esposto al sole. Potessi riderne e farvi sapere... l'ultima volta che.
mercoledì, 04 febbraio 2009
I ricordi li ho appesi per la gola, con una piccola seggiola da bambini per tenersi sù. Mi arrivano pacche sulle spalle e mi vengono offerti bicchieri di vino. Occhi lucidi di alcol e compassione. Imparo lo spagnolo e l'inglese dai miei amici che vengono da lontano e non sanno niente delle mie piccole radici. Camminando rasente ai muri non perdo mai di vista la mia ombra: un gioco di luce da bambini per tenermi sù. Ora che c'è il sole devo tornare indietro, infilarmi in una schiena di lamiere e acciaio e aria condizionata, sentire il rumore di chi si soffia il naso e scarta una caramella balsamica, fingere di non sentire le loro conversazioni al cellulare. Tornare indietro e arrivare. Lì dove sono un reduce e un martire, una puttana e un cane, un sorriso a pezzi. E un pezzo sarebbe sufficiente. Polvere di stelle, diceva lei, ricordi? Ti ho appeso per la gola, lasciandoti la tua piccola seggiola da bambini per tenerti sù.